
Intelligenza artificiale nelle PMI in Romagna: amplifica il problema
Per la prima volta ISTAT ha pubblicato regione per regione quante imprese usano l'intelligenza artificiale, e l'Emilia-Romagna sta davanti alla Lombardia. Per la Romagna è una buona notizia a metà. Il dato guarda solo le imprese con almeno 10 addetti, e a Forlì-Cesena e Rimini il 92% delle imprese attive sta sotto quella soglia.
La risposta corta. Nel 2025 usava almeno una tecnologia di intelligenza artificiale il 19,4% delle imprese emiliano-romagnole con almeno 10 addetti, contro il 16,4% della media italiana (ISTAT, banca dati IstatData). Fra Forlì-Cesena e Rimini solo l'8% delle imprese attive ha 10 addetti o più: tutte le altre in quel numero non compaiono. Dove l'AI entra, la si usa poco e sopra processi poco digitalizzati: per questo in una PMI moltiplica l'ordine che trova, e anche la confusione.
L'Emilia-Romagna al 19,4%: il primo dato regionale ISTAT sull'AI
Nel 2025 il 19,4% delle imprese emiliano-romagnole con almeno 10 addetti usava almeno una tecnologia di intelligenza artificiale: più della Lombardia (19,1%), della media del Nord-est (17,6%) e di quella italiana (16,4%). Il dato viene dalla banca dati IstatData, ed è il primo anno in cui ISTAT lo pubblica per regione: fino al 2024 si fermava alle grandi ripartizioni del Paese.
- Emilia-Romagna19,4%
- Lombardia19,1%
- Nord-est17,6%
- Italia16,4%
Fonte: ISTAT, ICT nelle imprese, 2025, imprese con almeno 10 addetti
La crescita è stata rapida. In Italia, sempre fra le imprese con almeno 10 addetti, la quota è raddoppiata in un anno, dall'8,2% del 2024 al 16,4% del 2025 (ISTAT, Imprese e ICT 2025). Detto così, la regione sembra avanti. Lo è, per le imprese che il dato riesce a vedere.
Il dato vede solo le imprese con almeno 10 addetti: a Forlì-Cesena e Rimini sono l'8%
Il 19,4% descrive le imprese con almeno 10 addetti, e dentro quel perimetro l'uso dell'AI sale con la dimensione dell'azienda. Sul dato nazionale del 2025 la usa il 14,2% delle imprese da 10 a 49 addetti, il 25,9% di quelle da 50 a 99, il 30,8% fra 100 e 249 addetti e il 53,1% delle imprese con 250 addetti e oltre (ISTAT, Imprese e ICT 2025). La piccola impresa sta molto sotto la media che finisce sui giornali.
0%
da 10 a 49 addetti
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da 50 a 99
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da 100 a 249
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250 e oltre
Questo è il pezzo che nessuno racconta quando si commenta il 19,4%. In provincia di Forlì-Cesena un'impresa attiva ha in media 4,6 addetti, in provincia di Rimini 4,3 (Camera di commercio della Romagna, Rapporto sull'economia 2025, dati al 31 dicembre 2025). Delle 69.802 imprese attive nelle due province, quelle con 10 addetti o più sono 5.608, cioè l'8%. Il restante 92% nelle statistiche ISTAT sull'intelligenza artificiale non c'è.

Per un'officina di sei persone o uno studio tecnico di quattro, quindi, un dato ufficiale sull'AI non esiste. E se la curva per dimensione continua anche sotto la soglia, cosa che i numeri pubblicati non dicono, la piccola impresa di Forlì-Cesena e Rimini è più indietro di quanto il titolo regionale lasci pensare.
Cosa dicono Banca d'Italia, Camera di commercio e Legacoop sul territorio
Le rilevazioni fatte sul territorio confermano che l'AI entra in fretta, e mostrano anche dove si inceppa.
Nel rapporto di giugno 2026 sull'economia dell'Emilia-Romagna, la Banca d'Italia rileva che fra le imprese dell'industria e dei servizi con almeno 20 addetti usa l'AI generativa il 27% e quella predittiva il 22%. L'uso estensivo è raro. Fra i freni, le associazioni di categoria indicano le competenze manageriali e la scarsa digitalizzazione dei processi e dei dati.
A Ferrara e Ravenna le imprese che usano l'AI sono passate dal 13% del 2024 al 19% del 2025, secondo l'indagine Unioncamere-Dintec diffusa dalla Camera di commercio di Ferrara e Ravenna (comunicato n. 59 del 21 settembre 2026).
Nel mondo cooperativo, il 33,8% delle associate a Legacoop Romagna ha inserito l'AI nei processi, con investimenti già fatti o pianificati, e l'86,2% non ne ha ancora regolato l'uso in azienda (indagine del Centro studi, maggio 2026).

I campioni sono diversi e i numeri non si sommano. Insieme però dicono una cosa precisa: l'AI arriva nelle aziende prima delle regole e dei processi che dovrebbero reggerla, e chi la frena lo dice apertamente.
Perché l'intelligenza artificiale amplifica l'ordine o il caos che trova
Un'automazione non giudica il processo che esegue. Lo ripete più in fretta e senza errori di battitura. Fa questo, ed è già molto.
Il risultato dipende da cosa trova sotto. Se sotto c'è un processo scritto, con un inizio, una fine e un criterio per decidere, l'AI lo esegue mille volte uguale e l'ordine si moltiplica. Se sotto c'è un flusso che vive nella testa di tre persone e cambia a seconda di chi risponde al telefono, l'AI lo esegue lo stesso, più in fretta. La confusione diventa più difficile da vedere, perché adesso sta dentro un sistema invece che dentro una testa.
L'AI amplifica quello che trova. Lo diciamo spesso, e qualcuno lo prende per scetticismo verso la tecnologia. Un moltiplicatore è uno strumento potente, ma ha bisogno di un numero da moltiplicare: se il numero è zero, la potenza non conta.
Quando un progetto di AI in una PMI si ferma, tornando al punto di partenza la scena che troviamo è questa. Lo strumento è stato scelto prima di decidere quale lavoro dovesse fare, e quel lavoro nessuno l'aveva mai descritto per intero. Ce ne si accorge quando si prova a spiegare alla macchina come si decide una cosa, e si scopre che in azienda quella cosa si decide in tre modi diversi a seconda di chi la guarda. Il progetto vero comincia lì.
La tabella mette accanto quello che le aziende comprano e quello che sarebbe servito prima: in ogni riga, la colonna di destra è lavoro di organizzazione.
| Quello che si compra | Quello che serviva |
|---|---|
| Uno strumento che risponde alle mail | Sapere quali mail meritano una risposta e chi la deve dare |
| Un sistema che archivia i documenti | Sapere qual è la versione buona di un documento, e chi la decide |
| Un cruscotto con venti indicatori | I tre numeri su cui si interviene davvero |
| Un assistente che qualifica i contatti | Un criterio scritto per cui un contatto vale o non vale |
Senza la colonna di destra, quella di sinistra non ha niente da eseguire. È lo stesso freno che la Banca d'Italia trova nelle imprese emiliano-romagnole, raccontato con le parole di un ufficio.
Prima l'ordine nei processi, poi l'automazione con l'AI
Lavoriamo in due tempi, e l'ordine non si inverte. Prima l'ordine: mappiamo come l'azienda lavora davvero e fissiamo le priorità, con un'analisi fatta a mano insieme a chi fa il lavoro. In questa fase l'AI la usiamo noi, per analizzare. È il terreno dell'ottimizzazione dei processi aziendali e, quando servono numeri di cui fidarsi, del controllo di gestione per le PMI.
Poi l'automazione: costruzione e consolidamento. Qui l'AI la usa l'azienda, ogni giorno, con una persona che controlla nei punti che contano. È il lavoro dell'automazione dei processi aziendali, e si chiude quando il sistema regge senza di noi.
Per cominciare basta che sia in ordine il pezzo che si automatizza: un'azienda con dieci flussi confusi può automatizzarne uno benissimo, purché quello sia stato scritto. Chi vuole automatizzare solo le richieste in ingresso fa una scelta legittima. Va detto con chiarezza che sta comprando velocità, e che l'ordine è un altro acquisto.
Perché si parte dai processi lo abbiamo spiegato in come introdurre l'intelligenza artificiale in azienda, e da quale processo cominciare in automazione dei processi aziendali: da dove iniziare. Gli agenti AI per le PMI seguono la stessa regola: rendono dove il processo è già chiaro.
Cosa chiedere a un consulente AI in Romagna prima di firmare
Bastano due domande, fatte nella prima conversazione.
La prima: chiedi di descrivere il processo da automatizzare dall'inizio alla fine, compreso cosa succede quando qualcosa va storto. Se dall'altra parte si passa subito agli strumenti, la conversazione sta saltando la colonna di destra della tabella.
La seconda: chiedi cosa succede al progetto se, finita l'analisi, quel flusso risulta da eliminare invece che da automatizzare. Capita. Un passaggio nato per compensare un problema che nel frattempo è sparito resta lì per abitudine, e automatizzarlo vuol dire pagarlo due volte. Un fornitore che non prevede quell'esito sta vendendo un prodotto. E un'automazione sopra un processo rotto si consegna in fretta, e per qualche mese sembra pure funzionare.
Nelle manifatture di Forlì-Cesena l'AI si inceppa fra ufficio e reparto
Dentro un'impresa manifatturiera l'AI incontra la produzione nei flussi di informazioni che girano intorno al reparto: disegni e revisioni, avanzamento delle commesse, materiali, qualità. Restiamo nell'organizzazione: robot e macchine utensili sono un'altra automazione, con altri problemi, e qui non ne parliamo.
A Forlì-Cesena la manifattura conta 3.234 imprese attive e 34.361 addetti, con una dimensione media di 11 addetti per impresa. Per addetti pesano di più i macchinari (21,9%), i prodotti in metallo (18,7%), l'alimentare (13,2%), la chimica e plastica (9%), i mobili (8,4%) e le calzature (8,3%). Le imprese manifatturiere con più di 9 addetti sono il 22,1% e impiegano l'81,8% degli addetti del settore (Camera di commercio della Romagna, Rapporto sull'economia 2025, dati al 31 dicembre 2025).

La manifattura, quindi, è la parte del tessuto locale che sta proprio a cavallo della soglia ISTAT. Ed è lì che il passaggio di mano pesa di più: dal preventivo alla commessa, dalla commessa all'ufficio tecnico, dall'ufficio tecnico al reparto, dal reparto alla consegna.
Immagina un'azienda di trenta persone nel forlivese che costruisce macchine su commessa. L'ufficio tecnico rilascia una revisione del disegno, ma in reparto gira ancora la stampa della precedente. Un sistema che legge le modifiche e avvisa i capi reparto avviserà sulla versione sbagliata, finché nessuno ha deciso quale revisione vale e come la si ritira.
Nella stessa azienda ipotetica, lo stato delle commesse lo conosce il capo reparto, a voce. Il gestionale viene aggiornato a fine settimana. Un assistente che risponde ai clienti sui tempi di consegna risponderà con i dati della settimana prima, con sicurezza.
I prelievi di materiale si segnano la sera, quando ci si ricorda. Un modello che prevede quando riordinare impara da quei numeri, e i suoi errori sembreranno precisi. Le non conformità finiscono in un file a parte, scritte da tre persone con tre vocabolari: l'AI che dovrebbe trovare i difetti ricorrenti ne vede tre diversi dove ce n'è uno. Su questo punto abbiamo scritto l'analisi delle non conformità con i dati della qualità.
In ognuno di questi casi lo strumento funziona. Manca una regola scritta su chi decide la revisione buona, chi aggiorna lo stato e quando, con quali parole si descrive un difetto. È la scarsa digitalizzazione dei processi che la Banca d'Italia mette fra i freni, vista dal pavimento di un capannone. Lo stesso punto, dal lato dell'organizzazione, è in azienda disorganizzata: cosa fare quando cresci ma perdi controllo.
Un'impresa di cinque persone non comparirà nel prossimo dato ISTAT, e una di trenta ci comparirà appena sopra la soglia. Tutte e due hanno passaggi di mano, e un'AI li eseguirà così come li trova. Se in azienda c'è uno strumento comprato e mai aperto, ha fatto esattamente quello che sa fare, sopra quello che c'era.