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Registro della formazione sull’AI reparto per reparto accanto a un’etichetta in due lingue con l’allergene ricontrollato

Formazione sull'AI in azienda: cosa chiede davvero la legge

Chi cerca formazione sull'AI per i dipendenti trova soprattutto corsi con attestato e multe milionarie agitate come spauracchio. Il testo europeo, riscritto a luglio 2026, chiede meno di quanto promettono quelle offerte. Per un'azienda con un reparto produttivo, l'obbligo più preciso è arrivato a ottobre da un decreto italiano.

La risposta corta. La legge chiede misure, non un corso con attestato. Dal 27 luglio 2026 l'articolo 4 dell'AI Act, riscritto dal Regolamento (UE) 2026/1744, chiede a chi usa l'AI di sostenere l'alfabetizzazione del personale, senza un livello da garantire, e la Commissione europea scrive che non serve un certificato. Il decreto legislativo 179/2026 aggiunge, per il datore di lavoro, la formazione sui rischi specifici dell'AI. Solo il 7% delle PMI italiane ha avviato una formazione strutturata (Politecnico di Milano, maggio 2026).

Cosa dice l'articolo 4 dell'AI Act dopo la riscrittura di luglio 2026

L'articolo 4 oggi chiede di sostenere lo sviluppo delle competenze sull'AI; la versione del 2024 chiedeva di garantirne un livello. Nel Regolamento (UE) 2024/1689, in applicazione dal 2 febbraio 2025, fornitori e utilizzatori adottavano misure «per garantire nella misura del possibile un livello sufficiente di alfabetizzazione». Il Regolamento (UE) 2026/1744 dell'8 luglio 2026, in vigore dal 27 luglio, scrive invece «misure volte a sostenere lo sviluppo dell'alfabetizzazione in materia di IA», e precisa che l'obbligo non impone di garantire «un livello specifico» a nessuno.

Il considerando 8 spiega il perché: obblighi rigidi pesavano «in particolare per le imprese più piccole». La soglia è sparita, il dovere di fare qualcosa è rimasto, tarato su chi lavora e sul contesto in cui l'AI si usa.

Articolo 4 dell’AI Act prima e dopo il 27 luglio 2026: da garantire un livello sufficiente a sostenere lo sviluppo
Il testo del 2024 e quello del 2026 a confronto. Restano uguali la platea e la vigilanza nazionale.

La platea e la vigilanza restano quelle. L'obbligo riguarda ogni azienda che usa un sistema di AI, anche solo un assistente per scrivere o tradurre. Dal 2 agosto 2026 vigilano le autorità nazionali, in Italia l'Agenzia per la cybersicurezza nazionale (decreto legislativo 179/2026). Il testo aggiornato sta sul servizio di assistenza della Commissione sull'AI Act; le altre scadenze nell'articolo su cosa vale già dell'AI Act e cosa slitta al 2027.

Certificato, registro, responsabile AI: cosa chiede la Commissione e cosa no

La Commissione europea non chiede un certificato né un esame. Nelle domande e risposte sull'alfabetizzazione in materia di AI, aggiornate il 27 luglio 2026, scrive che l'organizzazione può tenere un registro interno delle formazioni e delle altre iniziative, che non deve misurare le conoscenze dei dipendenti e che nessuna struttura di governo è obbligatoria.

Dalla stessa pagina viene anche un limite: far leggere al personale le istruzioni d'uso può non bastare. Le misure si costruiscono sul ruolo dell'azienda, sul rischio dei sistemi in uso e su chi lavora. Chi usa un assistente generico per un'offerta o una traduzione va informato dei rischi specifici, a cominciare dalle risposte inventate, e l'obbligo copre anche collaboratori esterni e fornitori di servizi.

Il registro documenta la forma: chi ha partecipato, quando, su quale argomento. Se il contenuto è un corso generico scelto a catalogo, dimostra con precisione che l'azienda ha formato le persone su cose che non usano. La tabella mette accanto quello che si legge spesso nelle offerte dei corsi e quello che dicono i testi.

Quello che si legge spessoQuello che dice il testoDove
Serve un attestatoNessun certificato; un registro interno è possibileDomande e risposte della Commissione
Il registro è obbligatorioL'articolo 4 non lo impone: è una prova utileArticolo 4 e domande e risposte della Commissione
Serve un responsabile dell'AINessuna struttura di governo obbligatoriaDomande e risposte della Commissione
Basta far leggere le istruzioniPuò non bastare: le misure si tarano su ruoli e rischiDomande e risposte della Commissione
Multa fino a 35 milioniQuella cifra vale per le pratiche vietate dell'articolo 5Articolo 99 dell'AI Act

Le sanzioni: la multa da 35 milioni riguarda le pratiche vietate

La cifra che circola, 35 milioni di euro o il 7% del fatturato, l'AI Act la riserva alle pratiche vietate dall'articolo 5. Nell'elenco delle violazioni punite fino a 15 milioni o al 3% (articolo 99, paragrafo 4) l'articolo 4 non compare. Per le PMI, quando una sanzione si applica, vale la cifra più bassa fra l'importo fisso e la percentuale.

Il decreto legislativo 7 ottobre 2026, n. 179 segue la stessa linea: l'articolo 23, che fissa le sanzioni in denaro, non nomina l'articolo 4. L'articolo 22 prevede, per le violazioni di scarsa offensività, l'ordine di eliminare l'infrazione entro un termine oppure una dichiarazione pubblica. La nostra lettura, da far confermare a un legale, è che per la formazione restino queste misure e la responsabilità ordinaria quando c'è un danno.

La Commissione indica dove sta il rischio vero: le autorità intervengono più facilmente quando un incidente nasce dalla mancanza di formazione. L'AI Act non crea un diritto al risarcimento, che resta regolato dalle norme nazionali. Per una ditta di venti persone il pericolo concreto è l'errore che esce dall'azienda con il suo nome sopra, molto prima della multa.

Il reparto: il decreto 179/2026 porta l'AI nella valutazione dei rischi

Per chi ha un reparto produttivo l'obbligo più preciso viene dalla legge italiana. L'articolo 42 del decreto 179/2026, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell'8 ottobre e in vigore dal 23 ottobre 2026 secondo la scheda dell'atto su Normattiva, stabilisce al comma 3 che i datori di lavoro «assicurano un'adeguata informazione e formazione dei lavoratori» sui rischi specifici dei sistemi di AI. Al comma 2 porta nel documento di valutazione dei rischi i sistemi di AI che incidono sull'organizzazione del lavoro, sui ritmi produttivi o sul modo in cui si esegue la prestazione.

Qui la formazione esce dall'ufficio. Robot e macchine utensili restano fuori da questo discorso: parliamo delle informazioni che l'AI produce e che le persone usano per lavorare. Un sistema che propone in che ordine lavorare le commesse decide i ritmi di un reparto.

Immagina una ditta di venti persone nel riminese, inventata, che stampa etichette adesive per aziende alimentari e cosmetiche. Il commerciale usa un assistente generico per scrivere le offerte e rispondere ai clienti tedeschi. La grafica lo usa per tradurre le liste degli ingredienti dei clienti. In programmazione il gestionale nuovo propone la sequenza dei lavori sulle macchine da stampa, e il capo reparto la accetta quasi sempre. Il titolare non usa niente, e firma tutto.

Ditta ipotetica di venti persone: commerciale, grafica, programmazione e titolare, con cosa deve sapere ognuno sull’AI
Esempio ipotetico: quattro ruoli, quattro cose diverse da sapere, e due norme diverse.

Ognuna di queste persone ha bisogno di sapere una cosa diversa. Il commerciale, che l'assistente può inventare un termine di consegna o una caratteristica del materiale. La grafica, che una traduzione può saltare una riga, magari quella degli allergeni. Il capo reparto, su quali dati si basa la sequenza proposta e quando può cambiarla; se quella sequenza cambia i ritmi della stampa, va nel documento di valutazione dei rischi. Il titolare deve decidere chi controlla cosa, e chi può fermare un sistema: una questione di deleghe e ruoli.

Il punto debole è il passaggio di mano. La traduzione sbagliata nasce alla scrivania della grafica e diventa un problema in stampa, su tutta la tiratura. Se chi rilegge la bozza non sa che l'AI può saltare una riga, l'errore attraversa approvazione e stampa. Se lo sa, confronta gli allergeni con la scheda del cliente e lo ferma alla bozza, dove correggerlo costa una telefonata.

Chi rilegge non sa dove sbaglia l’AI

Scheda del cliente
Traduzione con l’AI
Bozza riletta
Approvazione
Stampa

L’errore passa ogni controllo e arriva in stampa, su tutta la tiratura.

Chi rilegge sa dove sbaglia l’AI

Scheda del cliente
Traduzione con l’AI
Bozza riletta
Approvazione
Stampa

Fermato alla bozza: gli allergeni si confrontano con la scheda del cliente.

l’etichetta con la riga degli allergeni saltatal’etichetta corretta
Esempio ipotetico: la stessa etichetta passa due volte dai reparti; cambia solo quello che sa chi rilegge la bozza.

Tre obblighi diversi parlano di formazione, e conviene tenerli separati. L'articolo 4 dell'AI Act vale per chiunque usi l'AI, dal 2 febbraio 2025. L'articolo 42 del decreto 179/2026 vale per il datore di lavoro, sui rischi specifici per chi lavora. L'articolo 26 dell'AI Act chiede, per i sistemi ad alto rischio dell'Allegato III, di affidare la sorveglianza a persone con competenza, formazione e autorità, dal 2 dicembre 2027.

Tre obblighi sulla formazione: articolo 4 dal 2025, articolo 42 del decreto 179 dal 23 ottobre 2026, articolo 26 dal 2027
Chi riguarda ciascun obbligo, cosa chiede e da quando. Verifica al 12 ottobre 2026.

L'AI in azienda si usa molto più di quanto si formi chi la usa

I numeri dicono che l'AI entra nelle aziende prima delle competenze per usarla. Secondo ISTAT, Imprese e ICT 2025, usa almeno un sistema di AI il 16,4% delle imprese italiane con almeno 10 addetti, il doppio dell'8,2% del 2024. Fra le imprese da 10 a 49 addetti la quota è del 14,2%, in Emilia-Romagna del 19,4%. Fra le imprese con almeno 10 addetti che hanno valutato l'AI senza adottarla, il 58,6% indica come freno la mancanza di competenze, e un'impresa su tre fra quelle che la usano (33,4%) non indica nessuna finalità.

Sulla formazione il dato è molto più basso. Per l'Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano (21 maggio 2026, campione non indicato) solo il 7% delle PMI italiane ha avviato programmi strutturati di formazione sull'AI per i collaboratori. Per l'Osservatorio Artificial Intelligence dello stesso Politecnico (febbraio 2026) il 47% dei lavoratori usa strumenti di AI in azienda, ma solo il 19% di chi li usa adopera esclusivamente quelli aziendali. Gli altri usano anche strumenti propri, che nessun elenco aziendale vede.

Barre a confronto: usa l’AI il 14,2% delle imprese da 10 a 49 addetti, ha una formazione strutturata il 7% delle PMI
Quattro rilevazioni con perimetri diversi: le barre non si sommano, ma la distanza fra uso e formazione si vede.

In regione il quadro non cambia. Fra le imprese emiliano-romagnole con almeno 20 addetti il 27% ha introdotto l'AI generativa e il 22% usa quella predittiva, anche solo in via sperimentale, e fra i freni pesa la carenza di competenze, soprattutto nelle imprese più piccole (Banca d'Italia, giugno 2026). A Ferrara e Ravenna le imprese che usano l'AI sono passate dal 13% del 2024 al 19% del 2025 (Camera di commercio di Ferrara e Ravenna). L'86,2% delle cooperative di Legacoop Romagna non ha regolato l'uso dell'AI (maggio 2026, risposte non indicate). Altri dati nell'articolo sull'intelligenza artificiale nelle PMI della Romagna.

Nella manifattura l'AI arriva in reparto più tardi che in ufficio. Usa l'AI il 14,7% delle imprese manifatturiere con almeno 10 addetti, e fra queste il 28,7% la impiega nel marketing e nelle vendite, il 21,1% nell'amministrazione, il 18,9% in ricerca e sviluppo, il 15,7% nei processi di produzione e il 4,5% nella logistica (elaborazione sulle tavole ISTAT 2025). Moltiplicando le due quote, l'AI nei processi di produzione riguarda circa il 2,3% delle manifatturiere: una stima nostra, non un dato ISTAT.

  • Marketing e vendite28,7%
  • Amministrazione21,1%
  • Ricerca e sviluppo18,9%
  • Processi di produzione15,7%
  • Logistica4,5%
  • Nessuna finalità indicata39,3%

Fonte: elaborazione su tavole ISTAT, Imprese e ICT 2025: imprese manifatturiere con almeno 10 addetti che usano l’AI

In verde acqua la quota delle imprese che non indicano a cosa usano l’AI.

La barra più lunga è quella delle imprese che non indicano nessuna finalità: il 39,3%. Un'azienda che non sa a cosa le serve l'AI non sa nemmeno chi formare, e su cosa.

La formazione che serve parte dall'elenco di chi usa cosa

Una formazione utile, e che regge anche davanti a un controllo, parte da un elenco: quali sistemi di AI girano in azienda, chi li usa, in quale passaggio del lavoro e chi controlla quello che producono. Senza quell'elenco il corso si sceglie a catalogo. Il capo reparto che ogni mattina accetta la sequenza proposta dal gestionale resta fuori, perché nessuno lo considera uno che usa l'AI.

Anche chi finanzia la formazione la lega al lavoro. L'Avviso 4/2025 di Fondimpresa, riservato alle aziende aderenti, metteva 5 milioni di euro su percorsi da 8 a 100 ore per lavoratore, e ammetteva il livello base solo se legato a un progetto di AI dell'azienda. Lo sportello si è aperto il 25 febbraio 2026 e si è chiuso in anticipo il 27, perché le domande superavano lo stanziamento.

Ricostruire chi usa cosa è un lavoro sui processi, prima che sulle persone. È il primo tempo del nostro metodo. Prima l'ordine: mappatura e priorità, con un'analisi fatta a mano insieme a chi il lavoro lo fa, e l'AI la usiamo noi per analizzare. Poi l'automazione: costruzione e consolidamento, e da lì l'AI la usa l'azienda ogni giorno. Si chiude quando il sistema regge senza di noi. La mappatura è il lavoro dell'ottimizzazione dei processi aziendali; perché si parte da lì lo spieghiamo in come introdurre l'intelligenza artificiale in azienda.

Un'azienda che sa quale AI usa in ogni reparto ha davanti una formazione mirata e un registro da tenere aggiornato. Una che non lo sa deve prima ricostruire i propri flussi, ed è lo stesso lavoro da cui parte l'automazione dei processi aziendali.

Fonti

  • Regolamento (UE) 2026/1744 dell'8 luglio 2026, in vigore dal 27 luglio 2026: articolo 4 e considerando 8. Verificato il 12 ottobre 2026.
  • Regolamento (UE) 2024/1689, articoli 4, 26 e 99. Verificato il 12 ottobre 2026.
  • Commissione europea, AI literacy, questions and answers, aggiornamento del 27 luglio 2026. Verificato il 12 ottobre 2026.
  • Decreto legislativo 7 ottobre 2026, n. 179, Gazzetta Ufficiale n. 234 dell'8 ottobre 2026: articoli 5, 22, 23, 41 e 42; entrata in vigore dalla scheda Normattiva. Verificato il 12 ottobre 2026.
  • ISTAT, Imprese e ICT 2025 e tavole 9a e 9b, imprese con almeno 10 addetti. Verificato il 12 ottobre 2026.
  • Politecnico di Milano, Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI (21 maggio 2026) e Osservatorio Artificial Intelligence (febbraio 2026); Banca d'Italia, Economie regionali n. 8/2026; Fondimpresa, Avviso 4/2025. Verificati il 12 ottobre 2026.
  • Camera di commercio di Ferrara e Ravenna, comunicato n. 59 del 21 settembre 2026; Legacoop Romagna, 19 maggio 2026. Verificati il 9 ottobre 2026.

Questo articolo non è una consulenza legale. Il regime delle sanzioni, il raccordo con la formazione per la sicurezza di un reparto e la classe di rischio di un sistema usato in produzione vanno confermati caso per caso da un legale o dal consulente del lavoro.

Scritto da , studio di consulenza a Forlì: management e intelligenza artificiale per le PMI della Romagna.

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