Vai al contenuto
Schede sparse come l’ordine via mail, poi un flusso ordinato dalla richiesta alla consegna, e solo dopo arriva l’AI

Introdurre l'AI in azienda: perché si parte dai processi

Chi decide di introdurre l'intelligenza artificiale in azienda di solito comincia dallo strumento da comprare. Le imprese che ci hanno provato e si sono fermate raccontano un'altra storia: si sono incagliate prima, sulle persone che sanno come gira il lavoro e sui dati che quel lavoro produce.

La risposta corta. Per introdurre l'AI in azienda si parte dai processi, perché l'AI amplifica quello che trova: messa sopra un lavoro in disordine, automatizza il disordine. Lo dicono le imprese stesse. Fra quelle che hanno valutato l'AI senza adottarla, il 45,2% indica dati mancanti o di scarsa qualità e il 58,6% la mancanza di competenze (ISTAT, 2025, imprese con almeno 10 addetti). Per questo lavoriamo in due tempi: prima l'ordine nei processi, poi l'automazione.

Cosa frena le imprese italiane che valutano l'AI

Le frenano soprattutto cose che stanno dentro l'azienda, e il prezzo arriva per ultimo. Secondo l'indagine ISTAT Imprese e ICT 2025, usa l'AI il 16,4% delle imprese italiane con almeno 10 addetti. Fra quelle che non la usano, l'11,5% l'ha presa in considerazione e poi non è andata avanti.

A queste imprese ISTAT ha chiesto cosa le ha trattenute, con più risposte possibili. La mancanza di competenze viene prima, al 58,6%. Seguono le norme poco chiare al 47,3%, i dati mancanti o di scarsa qualità al 45,2%, le preoccupazioni per la privacy al 43,2% e i costi elevati al 43,0%.

Barre ISTAT 2025: competenze 58,6%, norme 47,3%, dati scarsi 45,2%, privacy 43,2%, costi 43% fra chi non ha adottato l’AI
Fonte: ISTAT, Imprese e ICT 2025, imprese con almeno 10 addetti. Più risposte possibili.

I costi sono l'ultima voce delle cinque. Davanti ci sono due cose che nessun fornitore può portare da fuori: persone che sappiano dove mettere l'AI, e dati in ordine. I dati scarsi, nella nostra esperienza, raramente sono un problema informatico. Sono il segno di un lavoro che passa da troppe mani e da troppi canali, ognuno con la sua versione della stessa informazione.

In Emilia-Romagna la lettura è la stessa. Nel rapporto L'economia dell'Emilia-Romagna di giugno 2026, la Banca d'Italia riporta che per le associazioni di categoria della regione l'AI la frenano la carenza di competenze manageriali e professionali, soprattutto nelle imprese più piccole, e la limitata digitalizzazione dei processi, che lascia l'azienda senza una raccolta di dati strutturata. La parola che conta è manageriali: la competenza che manca è decidere come deve andare il lavoro prima di affidarlo a una macchina.

Perché l'AI sopra un processo in disordine automatizza il disordine

Un sistema di AI esegue il processo che riceve, con le sue regole e con i suoi buchi, e lo fa più in fretta. Se in azienda un preventivo si decide sempre con lo stesso criterio, la macchina lo applica sempre uguale, a qualunque ora. Se il criterio cambia a seconda di chi risponde al telefono, la macchina ne sceglie uno, oppure li mescola, e l'errore smette di vedersi perché adesso sta dentro un sistema e non più nella testa di qualcuno.

Moltiplicare non cambia la natura di quello che si moltiplica. L'ordine moltiplicato resta ordine, il caos moltiplicato resta caos, e ce n'è di più. Tre schede in fila, ripetute dalla macchina, diventano una griglia ordinata. Tre schede storte diventano un mucchio più grande di schede storte.

Con l’automazione, tre elementi in ordine diventano una griglia ordinata; tre elementi storti diventano più disordine.

È la tesi da cui parte tutto il nostro lavoro: l'AI amplifica quello che trova. Ne abbiamo scritto guardando i progetti di AI nelle PMI della Romagna, e i numeri ISTAT dicono dove l'AI è entrata finora. Fra le imprese con almeno 10 addetti che la usano, l'ambito più frequente è marketing e vendite, al 33,1%. Seguono i processi amministrativi al 25,7%, ricerca e sviluppo al 20,0%, la produzione al 17,5%, la sicurezza informatica al 12,1%, la contabilità al 10,2% e la logistica al 6,1%. La produzione, cioè il cuore di un'azienda manifatturiera, arriva solo quarta. E il 33,4% non indica nessuna finalità aziendale fra quelle proposte, contro il 15,5% del 2024.

Barre ISTAT 2025 sugli scopi dell’AI: marketing e vendite 33,1%, amministrazione 25,7%, produzione 17,5%, logistica 6,1%
Fonte: ISTAT, Imprese e ICT 2025, imprese con almeno 10 addetti che usano l’AI. La produzione è solo al quarto posto.

Chi non indica una finalità è per lo più un'impresa da 10 a 49 addetti. L'AI è entrata in azienda senza un lavoro preciso da fare, e ognuno la usa a modo suo.

Dove si rompe un processo tipico prima dell'automazione

Un processo si rompe quasi sempre nei passaggi fra una persona e l'altra, e lì l'AI da sola non ripara niente. Immagina un'azienda di trenta persone a Forlì che vende componenti ad altre imprese. Il percorso di un ordine, dalla richiesta alla consegna, ha cinque punti deboli:

  • la richiesta arriva da tre canali: la mail generica, il telefono e i messaggi sul cellulare del commerciale;
  • il listino aggiornato sta in un file personale del responsabile vendite, e gli altri lavorano su una copia vecchia;
  • ogni sconto sopra una certa soglia aspetta l'approvazione del titolare, che quel giorno è da un cliente;
  • l'ordine confermato viene ricopiato a mano nel gestionale;
  • quando il cliente chiama per sapere a che punto è la consegna, nessuno lo sa senza fare tre telefonate.

Se in questa azienda si mette un assistente AI a rispondere alle richieste, l'assistente legge solo la mail, cita il listino vecchio e promette uno sconto che il titolare non ha ancora visto. Più veloce di prima, e sbagliato allo stesso modo. Per questo prima si chiudono quei cinque punti, decidendo con chi fa il lavoro come deve andare ciascuno. Solo dopo si automatizza, e allora il lavoro scorre da solo fino ai punti in cui serve una persona.

Un esempio tipico, non un caso reale: prima si chiudono i punti rotti, poi il lavoro può scorrere da solo.

Quale punto pesa di più cambia da un'azienda all'altra, e trovarlo è la prima parte del lavoro. Ne parliamo anche nell'articolo su da dove iniziare con l'automazione dei processi aziendali.

In produzione le informazioni si perdono fra un reparto e l'altro

In produzione le informazioni si perdono nello stesso posto dell'ufficio: quando cambiano mano. Qui per produzione intendiamo l'organizzazione del reparto e le informazioni che lo attraversano. Robot e macchine utensili restano fuori da questo discorso.

Immagina un'azienda meccanica di trenta persone fra Forlì e Cesena che lavora su commessa. I punti deboli sono quattro:

  • la commessa passa dall'ufficio tecnico al reparto con un disegno stampato e le note dette a voce dal responsabile;
  • l'avanzamento si chiede a voce, e per sapere a che punto è un pezzo qualcuno attraversa il capannone;
  • i materiali si riordinano quando mancano, perché il magazzino scopre il fabbisogno quando il reparto si ferma;
  • le non conformità stanno su un foglio appeso in reparto, e nessuno le rilegge tutte insieme.

Anche qui l'automazione amplifica quello che trova. Un sistema che registra l'avanzamento registra quello che il reparto dichiara, cioè poco e in ritardo. Un'AI che prevede i riordini si appoggia su consumi segnati male, e sbaglia con sicurezza. Le non conformità sul foglio sono il caso più chiaro: finché restano lì, nessun sistema può imparare da quelle già successe, e sono dati che l'azienda ha già e che nessuno legge insieme.

In un'azienda così le informazioni cambiano reparto di continuo. L'ordine passa dal commerciale all'ufficio tecnico, la commessa dall'ufficio tecnico alla produzione, il fabbisogno dalla produzione al magazzino, la spedizione dal magazzino all'amministrazione che la fattura. Ogni passaggio di mano è un punto in cui un'informazione si ricopia, si riassume a voce o si perde. Prima di automatizzare qualunque cosa, guardiamo lì.

Mappa di un’azienda: commerciale, ufficio tecnico, produzione, magazzino, amministrazione e i passaggi di mano fra reparti
Un’azienda tipo, non un caso reale: i punti segnati sono i passaggi di mano, dove un’informazione cambia reparto.

Analizzare cosa succede dentro l'azienda vuol dire seguire una commessa per tutto il suo percorso e vedere dove aspetta. Nella nostra esperienza il tempo che manca si trova più spesso nell'attesa fra due reparti che dentro un reparto.

Prima l'ordine, poi l'automazione: il metodo in due tempi

Lavoriamo in due tempi, e fra il primo e il secondo l'AI cambia mano.

Il primo tempo è l'ordine, con due fasi: mappatura e priorità. Guardiamo come l'azienda lavora davvero, a mano, insieme alle persone che fanno il lavoro tutti i giorni, e decidiamo cosa sistemare e in che ordine. In questa fase l'AI la usiamo noi, per analizzare il materiale che raccogliamo. Il secondo tempo è l'automazione, con altre due fasi: costruzione e consolidamento. Automatizziamo quello che adesso è in ordine, con una persona che controlla nei punti che contano, e da qui l'AI la usa l'azienda, ogni giorno. Il percorso si chiude quando il sistema regge senza di noi.

Schema del metodo in due tempi: prima l’ordine con mappatura e priorità, poi l’automazione con costruzione e consolidamento
Il percorso si chiude quando il sistema regge senza di noi.

L'analisi del primo tempo la facciamo a mano per una ragione pratica. In una PMI le regole che contano spesso non sono scritte da nessuna parte: il cliente storico che vuole la conferma al telefono, l'ordine urgente che passa davanti agli altri perché l'ha deciso il titolare. Un software di analisi vede i passaggi registrati, mentre queste eccezioni vivono fuori dai registri. Le fa emergere una conversazione con chi le gestisce da anni.

Il primo tempo è il lavoro descritto nella pagina sull'ottimizzazione dei processi aziendali. Il secondo è quello della pagina sull'automazione dei processi aziendali.

Cosa resta in mano a una persona quando l'AI lavora

Restano a una persona le decisioni che costano care se sbagliate, e quelle in cui il criterio cambia da cliente a cliente. Uno sconto fuori listino o un pezzo non conforme da accettare in deroga: l'AI prepara il lavoro, una persona dice di sì.

Decidere dove mettere quei controlli fa parte del primo tempo, perché dipende da come l'azienda vuole lavorare. Un controllo nel punto sbagliato rallenta tutto e non protegge niente. Un controllo che manca lascia passare l'errore alla velocità della macchina. Gli agenti AI per le PMI seguono la stessa logica: servono dove il processo è già chiaro e qualcuno risponde del risultato.

Le competenze che il 58,6% delle imprese dice di non avere sono in buona parte queste. Sapere dove la macchina può decidere da sola e dove deve fermarsi è una conoscenza dell'azienda prima che della tecnologia, e si costruisce lavorando sul proprio processo.

Il primo progetto di AI in azienda è un progetto sui processi

Chi introduce l'AI partendo dallo strumento scopre i problemi dei processi a lavoro avviato, quando la macchina li ha già ripetuti molte volte. Chi parte dai processi li trova prima, e arriva all'automazione con un lavoro che vale la pena di far correre. A quel punto lo strumento si sceglie con un criterio, perché si sa esattamente cosa deve fare.

Se in azienda l'AI è già entrata e nessuno saprebbe dire a quale processo serve, il primo lavoro riguarda la strategia e l'organizzazione dell'azienda, e la tecnologia viene dopo.

Scritto da , studio di consulenza a Forlì: management e intelligenza artificiale per le PMI della Romagna.

Pubblicato il .